Autoproduzione 2: il sapone

Autoprodurre il sapone

L'industria chimica è entrata sempre più prepotentemente nelle nostre vite, sotto tutti i punti di vista. Se da un lato l'enorme offerta dei più disparati prodotti per il corpo ci permette di risparmiare tempo (visto che l'unico sforzo che dobbiamo compiere è andare nel primo supermercato a comprare un flacone di sapone o bagnoschiuma), gli svantaggi sono molti, e non sempre molto evidenti; per citarne alcuni:

  • eccessiva aggressività sulla pelle
  • rilascio di sostanze inquinanti negli scarichi urbani
  • acquisto e successivo smaltimento (anche se riciclaggio) di confezione in plastica

L'ovvia soluzione a questi ed altri problemi, rimane l'autoproduzione. In particolare, a differenza dei biscotti per il latte, degli snack o di altri prodotti, il sapone richiede pochissimo tempo di realizzazione, se rapportato alla quantità (e qualità) del prodotto finale. Personalmente, ho utilizzato una saponetta autoprodotta per lavarmi in doccia, e ci ho messo due mesi per finirla: in un'ora di lavoro si possono produrre anche 30 saponette.

Non mi sembra il caso adesso di ripetere come procedere, il web offre già tutte le risorse di cui abbiamo bisogno, e le risposte alle più disparate domande. In particolare:

  • ilmiosapone.it ci spiega come fare il sapone a freddo, ed è il metodo da me testato;
  • lasaponaria.it ha uno shop da cui comprare a prezzi economici (rispetto alle erboristerie della mia città) gli ingredienti necessari

Considerazioni personali

  • non demoralizzatevi: le prime volte il sapone autoprodotto potrebbe non essere all'altezza delle aspettative; la prossima volta andrà meglio!
  • questione stampi: una volta pronto il "gel" saponificato, occorre versare il sapone negli stampi in cui comincerà a solidificare; qualsiasi struttura che possa contenere il sapone e dargli una forma pseudo-parallelepipedica (:D) può andare bene; consiglio di realizzare uno stampo in legno in casa, oppure la prima volta è utile anche riciclare i cartoni del latte, opportunamente sciacquati con acqua e tagliati, che sono perfettamente rettangolari e se non sono riciclabili nel vostro comune si prestano ad un ulteriore riutilizzo prima di finire definitivamente nei rifiuti solidi urbani.
  • il luogo di riposo: evitare scantinati umidi, il clima secco e caldo (ma anche a temperatura ambiente) aiuta le saponette a perdere acqua e a solidificare; dopo qualche giorno negli stampi, se si è leggermente solidificato, è utile andare a girarlo per farlo asciugare meglio; se gli stampi sono alti e non fanno passare molta aria, meglio uscire le saponette e riporle su un foglio di carta da forno, magari coperto da un foglio di carta da cucina che lo protegge dalla polvere e assorbe l'umidità.
  • il tempo di stabilizzazione: da quel che ho letto su internet, non riesco ad individuare un vero e proprio tempo di stagionatura del sapone; c'è chi dice qualche settimana, chi un mese, chi due, chi tre; per esperienza personale, lo lascio riposare 3 mesi, ma il vero indicatore è l'effetto sulla pelle. In qualsiasi caso, la stagionatura raccomandata perché la saponetta diventi completamente asciutta è 6 mesi. Nel caso in cui vi venga in mente di usarla prima, raccomando di conservare la saponetta in uso all'interno di un contenitore portasapone in plastica con coperchio (come quelli per il sapone di marsiglia) perché stando all'aria aperta e a contatto con l'umidità (nel caso in cui lo lasciate nella doccia/vasca) tende a liquefarsi più velocemente del dovuto se la stagionatura non è completa; in questo modo eviterete dispersioni di sapone.

Di seguito, le foto delle prime saponette:

La parte superiore della saponetta

La parte inferiore della saponetta