ArcheoFOSS 2011, Foggia: diversi giorni dopo

Resoconto dell'ArcheoFOSS 2011

Ho ripescato dalla mia penna USB alcune annotazioni scritte in treno durante i giorni dell'ArcheoFOSS di Foggia 2010. Le pubblico, con un pò di ritardo ;)

Le giovani leve del software libero in archeologia :)

ArchaeoFOSS, primo giorno

Ieri e oggi [sono stato] sarò a Foggia, nel Museo Civico, per il Workshop Nazionale sul Software Libero in Archeologia, l'ArchaeoFOSS 2010. La conferenza è alla sua quinta edizione, e per quanto possano piacerci i formalismi, permettetemi, è proprio il caso di dire che "ruleggia". È diventata un'incredibile fucina di idee, innovazione e proposte. La conferenza ha visto la partecipazione di più di una cinquantina di persone, di diversa estrazione, ma uniti dal proprio lavoro o dalla propria passione, l'informatica ed il software libero applicati al campo archeologico. Il workshop, che l'anno scorso era a Roma, quest'anno è stato ospitato nel Museo Civico di Foggia (che consiglio a tutti di visitare, molto ricco e ben organizzato). Programma della mattina:

  • breve introduzione dei professori e del rettore;

  • prima carrellata di interventi sulle tecnologie da campo open source

    (GPS e affini);

  • pausa pranzo (è incredibile quanto siano convenienti i ristoranti in

    centro a Foggia);

  • seconda carrellata pomeridiana sui database, condita da cenni sulle

    licenze libere;

  • tanta allegria.

Volendo fare una breve panoramica, negli ultimi anni si è avuta una vera e propria trasformazione del settore. Il campo dei beni culturali, nonostante possa essere trainante per l'economia del Paese, sta vivendo in questi anni un lento declino, dovuto soprattutto alla mancanza di fondi per gli interventi di valorizzazione del patrimonio (ricordate il crollo di una stanza della Domus Aurea a Roma qualche tempo fa?). A questa situazione imbarazzante gli archeologi hanno risposto con il software libero: è nata addirittura una distribuzione GNU/Linux, ArcheOS, che integra tutto il software necessario al lavoro "scientifico" dello scavo. Vi starete chiedendo: "sul serio gli archeologi capiscono qualcosa di informatica?". Beh... si :) In soldoni, lo scavo archeologico a partire dagli Anni '60 è diventato uno scavo "stratigrafico", ovvero un'analisi minuziosa delle sovrapposizioni di più "strati" di cultura umana nel corso dei secoli. Il compito dell'archeologo è smontare pezzo per pezzo questi strati, rispettando la cronologia e facendo un viaggio nel tempo partendo dal più esterno (e recente) per finire allo strato più interno (antico).

In tutto questo processo analitico l'archeologo viene aiutato da strumentazione scientifica importante: laser scanner, stazione totale, database, nei casi più tecnologici persino reti wifi ad ampio raggio per la trasmissione dei dati, reti bluetooth,  e soprattutto dispositivi GPS e DGPS, sino ad arrivare a sistemi GIS anche molto complessi. Il mestiere dell'archeologo sta diventando sempre più scientifico e sempre più preciso, oltre che più tecnologico. Ma la tecnologia, si sa, costa. Soprattutto quando l'hardware è molto particolare (ad esempio la stazione totale, ed i driver sono proprietari. In quest'ottica, l'importanza del Software Libero è fondamentale, perché permette di risparmiare sulle licenze ed ottenere risultati identici se non migliori di quelli ottenuti con software proprietari. Ed è così che nascono i progetti presentati all'ArchaeoFOSS.

Anche in questo caso, è facile dirlo, molti di "noi" salgono già sulle spalle dei giganti. Tanti software GIS offrono soluzioni già pronte per immagazzinare i dati ed elaborarli secondo i più efficaci algoritmi. Molti software per la gestione del dato geografico offrono soluzioni di impressionante potenza per la gestione di basi di dati geografiche, come PostGIS e PostgreSQL, passando per QuantumGIS e GRASS GIS. Salvo poi svilupparle appositamente per le proprie esigenze, come accade in altre occasioni. Oppure, tentare di sviluppare dei driver alternativi per il trasferimento dei dati da dispositivi completamente proprietari, come hanno fatto Stefano Costa e Luca Bezzi, con TotalOpenStation, un software per il trasferimento dei dati registrati dalla stazione totale al PC e ai palmari dotati di sistemi operativi GNU/Linux, come Openmoko o Maemo.

Ma le novità hanno raggiunto orizzonti impressionanti. Sono allo studio da parte di alcune università di sistemi di analisi basati su software GIS open source, mentre in alcuni punti d'Italia (soprattutto a Napoli e Foggia) sono allo studio sistemi di ricostruzione di scavi archeologici in 3D, in stile Second Life, realizzati rigorosamente su Debian e solo con software open source (ricordate Blender?).

Comunque, resta invariata la mia opinione sulle comunità di sviluppo open source: detto in parole spicciole "si sta troppo bene". Per quanto le conferenze tra archeologi possano apparire "noiose" agli osservatori esterni, bisogna riconoscere che la transizione è ormai completa: con l'ArcheoFOSS assistiamo ad un libero scambio di idee, progetti ed osservazioni, dibattiti accesi, confronti aperti in pieno stile open source. Le giacche eleganti e le cravatte hanno abbandonato la sala per fare spazio a soluzioni più "smart", come gli scarponcini da escursione e i pantaloni con i tasconi. I taccuini lasciano spazio ai portatili. La simpatia scorre a fiumi e l'atmosfera positiva permea un po' tutto. In effetti, c'è molto da stare allegri. Ho visto persino qualche partecipante in giro con una lattina di Coca "Ubuntu" :D Ce n'è insomma per tutti i gusti. Ora sono in treno verso Foggia per una mattinata di dibattito sullo scenario dell'open source in archeologia e per un pomeriggio di laboratori pratici con MeshLab.

ArcheoFOSS, secondo giorno

Uno degli aspetti più interessanti dell'ArcheoFOSS è l'accento che è stato posto sulla collaborazione: adesso lascio da parte la mia inclinazione a considerare le discipline scientifiche più "collaborative" di quelle umanistiche; d'altro canto è anche vero che l'ambito archeologico è da sempre soggetto (almeno per la mia limitata esperienza) a "particolarismi" nella ricerca e gelosia delle proprie scoperte. Se questo comportamento può essere considerato "normale" o "accettabile" nel contesto accademico, diventa assolutamente deleterio quando si discute di software libero e ci si confronta sulle metodologie scientifiche da applicare alla comunicazione e diffusione del dato. Avere delle buone fonti, è importante. Citarle anche. Ma condividere probabilmente lo è di più. Ma condividere significa anche avere delle licenze che riescano a garantire le condizioni della condivisione, che riescano a tutelare chi pubblica e chi utilizza il dato. Tali licenze non dovrebbero essere necessariamente sviluppate da zero, esiste un enorme e variegato ventaglio di possibilità, per divulgare sia contenuti multimediali che database di varia natura. Insomma, il XXI secolo porterà con se una modalità di ricerca che va ben oltre quella tradizionale, che coinvolge tutti i ricercatori in varie discipline.

Multidisciplinarietà, ecco la parola d'ordine. È quindi naturale che occorre coinvolgere nel nuovo panorama archeo-informatico persone che abbiano un'idea precisa di cosa siano le licenze, così come sono indispensabili archeologi, informatici, geek, geografi, analisti, esperti nel 3D e nella storiografia, nello stesso tempo e nello stesso luogo: la rete. Da questo punto di vista negli ultimi anni si sono fatti enormi passi avanti, anche grazie alla consapevolezza che condividere porta alla crescita, ma molto c'è ancora da fare. Un buon punto di partenza è il sistema dell'istruzione superiore, l'ambiente accademico. Gran parte dei laboratori di rilievo archeologico sparsi per la Penisola usano solo software proprietario (e Bari non fa eccezione), laddove il software libero in campo geografico costituisce un'eccellenza su sistemi GNU/Linux.

Ecco, partire dall'istruzione significa formare una nuova generazione di archeologi dalla mente aperta. Provando a discuterne con un professore universitario, la prima obiezione mossa è stata "Ok, se volessi cominciare domani, che risorse abbiamo? Possiamo scrivere delle dispense?" L'osservazione è comprensibile e giustificabile. Ed ecco secondo me il punto nodale: le risorse. Esistono centinaia di pubblicazioni sull'argomento, ma pochi howto. Partendo dalla mia esperienza nel campo del software libero, mi sembra quasi naturale che il maggior coinvolgimento attivo di nuovi volontari si abbia nei progetti ben documentati, che hanno un corpus di manuali e wiki attivamente sviluppati ed aggiornati (un modello a noi vicino, tra tutti, è proprio il wiki di Ubuntu-it). E qui torniamo a bomba.

Per sviluppare il settore del software libero in archeologia, i temi del libero accesso alla conoscenza e della libertà di scelta, servono persone consapevoli ed esperte. Queste persone vanno formate. Il luogo di formazione, almeno in ambito archeologico, dovrebbe essere una specie di limbo a metà strada tra la rete e le università. Ma per insegnare serve una buona documentazione, che solo una comunità di sviluppatori coesa è in grado di scrivere. La morale dal mio punto di vista: dobbiamo fare comunità. Può sembrare quasi scontato, e forse non c'era bisogno di tutte queste parole per arrivarci, ma credo di aver fatto un buon sunto dei vari aspetti che portano a condensare l'importanza di uno spazio aperto a tutti ma comune a tutti, dove si possano raccogliere le esperienze, le idee e gli interrogativi sull'informatica libera applicata all'archeologia e alla tutela dei beni culturali. Il nostro punto di partenza: creare un wiki, un forum o un canale IRC, una mailing list e un planet. Incontrarsi e discutere, essere multidisciplinari e aperti, organizzare e creare degli standard: sono tutti attributi di una comunità libera. Dopo qualche anno di ArcheoFOSS, quest'anno il Laboratorio di Informatica Applicata all'Archeologia dell'Università di Foggia si è accollata l'impegno di creare un'infrastruttura di comunicazione. Cercherò dal canto mio di contribuire quanto più possibile a costruire una realtà online nella quale confrontarsi. Concludo con l'osservazione IMHO più interessante emersa quest'anno (alla quale non posso però associare un autore): il tecnologo che aiuta lo storico/archeologo è una figura superata: il tecnologo contribuisce attivamente alla ricerca e all'introduzione di nuove idee.

Speriamo sia così :)