OSMit 2009: qualche giorno dopo...

Resoconto dell'OSMit 2009 a Trento

Due parole: OSMit 2009

Quando mi han telefonato da Trento per chiedermi di parlare dell'esperienza del mapping party di Pompei, mi son detto: "ma che, davvero?". Eh, davvero si. Due giorni veramente intensi, non c'è che dire. [Le foto qui].

È stato un grande momento per tutta la comunità italiana di OpenStreetMap, un momento di coesione, creatività e socialità, ovvero i 3 pilastri di qualsiasi progetto di liberazione dei dati. Queste ultime tre parole riassumono abbastanza bene lo spirito del progetto, che purtroppo è stato messo troppo in discussione, soprattutto in merito all'imminente cambiamento di licenza di OSM.

Ma andiamo con ordine. Ciò che mi ha sicuramente impressionato del lato non- umano è stata l'impressionante organizzazione della Fondazione Bruno Kessler di Trento (nella sede di Povo). Penso che tutta la comunità debba dei ringraziamenti all'imponente lavoro di sviluppo della comunità e della tecnologia di OSM svolto da parte della Fondazione, che ha incondizionatamente messo a disposizione strutture e know-how per promuovere la Mappa Libera. Il tutto si è concretizzato nel managing di Cristina Moretto, che ringrazio sentitamente.

L'instancabile lavoro di Simone Cortesi ha reso possibile la presenza, per tutto il primo giorno di OSMit, dell'ideatore di OpenStreetMap, l'incredibile Steve Coast, che è riuscito a rendere ancora più appetitoso l'incontro della Comunità Italiana.

Con l'aiuto del re delle mappe libere e del giurista italiano Rossato (che ci ha illuminato sull'infondatezza di molte delle critiche rivolte alla RC della nuova licenza di OSM da parte di Creative Commons), si è riusciti a portare a galla ciò che e ormai un dato di fatto: la nuova licenza del progetto, ODbL (Open Database Licence) è la migliore che sia mai stata creata per licenziare un database di informazioni libere, e Steve Coast è riuscito a convincere il suo pubblico. In particolare, è risultato evidente che:

  1. Le critiche mosse a proposito dell'eccessiva complessità del testo della licenza sono infondate. Le parole di Rossato in proposito sono state assolutamente illuminanti: una licenza ha una "mission", quella di essere precisa, e siccome deve tutelare il lavoro di innumerevoli migliaia di persone, non può permettersi di essere vaga. In questo contesto, "precisione" si traduce in "complessità", e questo è lo scotto da pagare per avere un documento che tuteli le libertà dei dati organizzati in una maniera così "complessa" come un database. Agli informatici il lavoro degli informatici, ai giuristi il lavoro dei giuristi.
  2. Complessità non significa necessariamente incomunicabilità: il testo della licenza GNU è decisamente complesso per i non-giuristi, ma tutela bene la libertà del software, nel suo massimo grado. Eppure, Stallman ha riassunto una decina di pagine di licenza nei 4 pilastri del software libero. Anche l'ODbL potrà essere riassunta in pochi punti, semplici, comprensibili anche dal mapper della strada, come qualunque altra licenza.
  3. La ODbL è una licenza libera: il falso mito da sfatare è che in un futuro i dati raccolti da OSM possano essere chiusi se licenziati con l'ODbL. Il principio di fondo e che quando si licenzia un dato con quella licenza, si mette il proprio lavoro nelle mani dell'ente che gestisce la licenza. Un esempio pratico è la più nota e diffusa licenza per software libero, la GNU GPL. Licenziando un software con GPL, si mette tutto nelle mani della Free Software Foundation. Se licenziamo tutto ODbL, si mette tutto nelle mani della OpenStreetMap Foundation. Che altro c'è da dire?
  4. L'ODbL è una licenza complessa anche perché cerca di essere compatibile con le altre licenze libere. Al contrario di tante altre licenze in giro per il web, scritte dai vari Istituti di ricerca solo per i propri scopi e con un certo lassismo nei confronti di tante altre realtà più o meno libere, l'ODbL cerca dei punti di contatto con le altre licenze libere, ed ambisce all'interoperabilità.

Questo e un riassunto di ciò che ho capito dalle parole tecniche di Rossato e dall'inglese - troppo - veloce di Steve, quindi prendete ogni parola con le pinze.

A parte questo, Steve Coast mi ha dato l'impressione d'essere una persona squisita: risponde ad ogni domanda, parla con chiunque, fornisce precise delucidazioni e punti di vista molto condivisibili su ogni argomento sul quale lo si interpella. Ha la chiarezza d'idee necessaria ad OpenStreetMap per poter continuare su un luminoso sentiero di libertà, secondo me c'è da fidarsi. Non ha rifiutato di dare una mano neanche quando, durante il coffe break, Sdonk gli ha chiesto delucidazioni sull'utilizzo dei servizi di CloudMade. Farsi spiegare da Steve come funziona il sistema di "tiling" di OSM ha realmente il suo fascino :D

Ma all'OSMit, simpatia e voglia di condividere sono diffuse a pioggia tra i partecipanti come se un grande impianto d'irrigazione stesse irrorando il campo del Software Libero con una nube tempestosa di trasferimento tecnologico. Si è spaziato dalle strepitose presentazioni di Gfoss sul rendering di Mapnik (o su come utilizzare l'Openmoko come dispositivo di tracking di un mezzo in movimento su OSM) all'esperienza con OpenStreetMap della Fondazione Bruno Kessler in una scuola trentina.

I ricercatori della FBK hanno presentato un tool per sovrapporre i dati di OSM con fotografie scattate dai turisti sulle belle montagne del Trentino-Alto Adige (anche se, vi assicuro, detto così sembra riduttivo). E comunque, avere l'opportunità di parlare e condividere idee ed esperienze con il lead- developer di GRASS o con uno degli sviluppatori italiani di GvSIG, è stato molto più che costruttivo.

Venendo alla comunità pugliese, qui sono disponibili le slide del mio talk sulla necessità di rinnovare ed ampliare la gamma dei tag inerenti alle testimonianze archeologiche ed ai beni culturali; poco dopo Sdonk ha presentato il suo pythonico software per generare in real-time una mappa degli eventi sismici italiani (dall'INGV), con la base cartografica di OpenStreetMap.

Mi riesce difficile ricordare e raccontare tutto ciò che è successo a Trento, ma uno dei momenti più stimolanti ha visto come protagonisti l'ex presidentessa di Wikimedia Italia, Gfoss e la comunità di OSM. Diciamolo chiaramente: negli ultimi due anni l'attività della Comunità Italiana di OpenStreetMap è cresciuta in maniera più che esponenziale, e si sente sempre più la necessita di costituirsi come persona giuridica, per acquisire anche agli occhi della legge uno status tale da permettere all' "Italian chapter" di interfacciarsi con le istituzioni e i privati. Inoltre, la disponibilità da parte della OSM Foundation di conferire il permesso (non esclusivo) ad associazioni di rappresentare a livello nazionale il progetto, offre un'opportunità concreta per far emergere la Comunità dall'anonimato. Si è dibattuto a lungo sull'eventualità di cooperare con Wikimedia Italia o con Gfoss per portare il progetto OSM ad un livello di autonomia maggiore, ma senza giungere ad alcuna conclusione.

Potrebbe essere per il momento giusto per la Comunità di emergere e fondare un'associazione legalmente riconosciuta che possa orgogliosamente dirsi "OpenStreetMap Italia", e non "OSM-Wikimedia Italia" o "OSM-Gfoss" (anche se nel caso, sarei più propenso per la prima). In comune tra tutti questi progetti ci sono gli sforzi per la liberazione di dati o del software, ma intanto i nostri cugini tedeschi e spagnoli si sono già messi in proprio. Speriamo che i prossimi mesi portino consiglio e che riescano a temprare gli animi dei mapper italiani, in vista di OSMit 2010.

Concludo ringraziando tutti i partecipanti per aver contribuito con il proprio tempo e le proprie idee alla crescita della Comunità e del know-how, e gli organizzatori per aver reso possibile tutto ciò.